Torre del Greco

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Racket a Torre del Greco, a processo boss e gregari del clan PDF Stampa E-mail
Scritto da andrea   
venerdì 05 marzo 2010

ImageRacket ai commercianti, a processo la cupola della camorra a Torre del Greco: i fedelissimi del clan Falanga e gli scissionisti del rione Sangennariello dovranno comparire a metà aprile davanti ai giudici della prima sezione penale di Torre Annunziata.
 

A due mesi dagli arresti eseguiti dalla polizia alla vigilia di Natale, infatti, la Procura ha ordinato il giudizio immediato per gli 8 indagati accusati a vario titolo di estorsione e violenza privata. Capi d’imputazione innescati dal coraggio di un imprenditore nautico della periferia cittadina, finito da agosto del 2008 sotto il fuoco di fila dei due gruppi che si contendono il controllo delle attività malavitose nella città del corallo. Da capogiro le pretese estorsive avanzate dagli amici di giù a mare e dagli scissionisti del clan: diecimila euro per un cantiere di via Nazionale e diecimila euro per una nuova attività a Santa Maria la Bruna. Quanto basta per rompere il muro di omertà e denunciare gli esattori del clan. Era il 30 novembre del 2009, quando l’uomo si ribellò alla morsa della camorra e raccontò il suo calvario alla polizia: un passo decisivo per la svolta all’inchiesta che gli investigatori portavano avanti da un anno e mezzo. Ovvero da quando - all’indomani della scarcerazione di Gaetano Di Gioia, il boss poi massacrato il 31 maggio 2009 - gli scenari criminali a Torre del Greco erano improvvisamente cambiati.

Un cambio di rotta segnato dall’ascesa al potere proprio del leader del clan del tatuaggio, fino alla scissione decisa dal ras Ciro Grieco, intenzionato a strappare l’affare racket dalle mani della colonna storica del clan. Una guerra sotterranea con “vittime” comuni: i commercianti di Torre del Greco. Una guerra che alla vigilia di Natale fu chiusa dal blitz che ha smantellato i due clan: in galera – accusati di estorsione – finirono Isidoro Di Gioia, l’erede del capoclan (in foto); il cognato Raimondo Amendola; Stefano Mennella; Antonio Accardo, noto come ‘a zenniata e Gennaro Borrelli, alias ‘a biella, gestore di uno stabilimento balnerare in via Litoranera. Insieme a loro, tre esponenti di spicco dell’ala separatista del clan, la cui posizione è stata alleggerita dai giudici del tribunale del Riesame: il ras Ciro Grieco - alias Cirotto ‘a marchesa, storico colonnello di via Teatro, passato a guidare le nuove leve del clan - e i guaglioni incaricati di portare ai commercianti l’imbasciata del capo (Domenico Sannino e Silvano Scognamiglio, entrambi assistiti dall’avvocato Antonio Cirillo) non dovranno più rispondere dell’accusa di tentata estorsione, bensì di violenza privata.

Fonte: Metropolisweb.it

 
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