Torre del Greco

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Il rischio vulcanico in Campania al centro dell'attenzione mediatica internazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da andrea   
giovedģ 13 maggio 2010

ImageSi ritorna a parlare di vulcani e stavolta nell’occhio del ciclone non c’è il vulcano islandese Eyjafallajokull con le sue intemperanze, bensì alcune dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore alla stampa dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, circa il Monte Epomeo, che, malgrado il nome rassicurante, è in realtà un edificio vulcanico, situato nella splendida isola d’Ischia. Bertolaso, interpellato sulla situazione del rischio vulcanico in Italia, si è espresso con frasi del tipo “Il Vesuvio è il più grande problema di protezione civile che abbiamo... L’esplosione del vulcano provocherebbe una colonna di fumo e lapilli alta fino a 20 chilometri e la caduta di cenere interesserebbe un’area compresa tra Salerno e i confini del Lazio…. La nuova eruzione verrebbe preceduta da terremoti con conseguenze paragonabili a ciò che è accaduto all’Aquila.”

Ma ciò che ha suscitato un certo clamore ( anche la stampa estera ne ha parlato) è stata l’affermazione “Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna peggiore di tutti è l’isola di Ischia, dove l’ultima eruzione si è registrata nel 1.300…Non vi sono al momento ragioni per temere che si risvegli, ma ciò può sempre avvenire e dunque va costantemente monitorato…Negli unlimi diecimila anni il cono vulcanico è cresciuto di 800 metr.,ciò significa che nel ventre del monte Epomeo si sta caricando una camera magmatica che potrebbe esplodere con conseguenze drammatiche”. Che la Campania fosse una regione a rischio vulcanico e sismico era di dominio pubblico; in particolare la popolazione è abbastanza informata sul fatto che Vesuvio e Campi Flegrei sono “bombe ad orologeria”.Lo stupore nasce sulla presunta grande pericolosità del vulcanismo ischitano, Epomeo compreso, la cui ultima eruzione risale al 1301. Sembrerebbe che il sindaco di Ischia , Giuseppe Ferrandino, sia andato su tutte le furie e stia seriamente pensando di denunciare Bertolaso alla procura di Napoli per “procurato allarme”. Non meno bonarie sono le critiche fatte a Bertolaso da Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania: “Era il 1995 quando fu presentato la prima ipotesi di piano di evacuazione sul rischio Vesuvio – ha dichiarato Buonomo- Sono trascorsi 15 anni, quel piano è stato cambiato, rifatto, rimodellato, aggiornato ma tutto è ancora in alto mare. Oggi i cittadini vesuviani, e aggiungiamo ora anche i napoletani, poco o nulla sanno su cosa fare e dove andare in caso di allarme eruzione. E’ proprio il caso di dirlo io speriamo …che me ne scappo. Vesuvio, Campi Flegrei, ora Epomeo, periodicamente si lancia l’allarme ma nessuno fa nulla. In questi anni- prosegue Buonomo- l’unica cosa che non si è fermato è stato il cemento selvaggio: circa 50mila case abusive, costruite alle pendici del vulcano e oltre 100 mila le domande di condono. Il cemento che ha invaso le potenziali vie di fuga”.
A monte della diatriba“rischio vulcanico”, a quanto pare, c’è la solita questione ( di cui la nostra testata si è sempre ampiamente occupata): sinergia e comunicazione tra scienziati, enti di Protezione Civile ed enti amministrativi locali, per la messa a punto di validi piani d’emergenza, mettendo in campo le singole competenze e responsabilità, e cooperando e informando i cittadini sui risultati a cui si è pervenuti, senza inutili allarmismi né superficialità o faciloneria.
L’Osservatorio Vesuviano, dell’INGV ( Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) diretto da Marcello Martini, effettua un attento monitoraggio su tutte le aree a rischio vulcanico campano, ed ha il compito di comunicare i fenomeni rilevati alle competenti autorità di protezione civile. Ad oggi il sistema di sorveglianza dell’Osservatorio non evidenzia variazioni significative nello stato di attività dell’area vulcanica di Ischia .

Fonte: Latorre1905.it

 
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