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Camorra: 86 arresti nel clan Gallo capeggiato dal boss finto pazzo PDF Stampa E-mail
Scritto da andrea   
giovedì 21 gennaio 2010

ImageOttantasei ordinanze cautelari emesse (solo cinque i latitanti), ma soprattutto un ingente sequestro di beni il cui valore è stato quantificato il 60 milioni di euro: 65 aziende, 210 immobili, 160 autovetture, 18 partecipazioni societarie, 590 conti correnti e libretti bancari. E´ il bilancio dell´operazione Pandora, svolta dallo Scico della Guardia di Finanza di Napoli e dai carabinieri del Ros, che ha avuto come obiettivo le attività dei clan Gallo, Limelli e Vangone, operanti nell´area vesuviana, in particolare nei territori di Boscotrecase, Boscoreale e Torre Annunziata. L´inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dai pm della Dda Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, si è concentrata sull´intero sistema criminale gestito dalle organizzazioni che riciclavano in attività lecite (ristorazione, edilizia, ecc) i proventi del traffico di droga e delle estorsioni. Un clan che importava droga (cocaina e hascisc in particolare) dalla Spagna - dove sono in carcere due esponenti - ed era in contatto con i cartelli colombiani. "Sostituire un camorrista che finisce in carcere non richiede molto tempo, sostituire un patrimonio sequestrato è molto più difficile...", ha commentato, nel corso della conferenza stampa, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso che ha sottolineato l´importanza dell´aggressione ai patrimoni dei clan.

Alla conferenza stampa ha partecipato anche il presidente dell´Unione industriali di Napoli Gianni Lettieri: la gestione giudiziaria delle imprese sotto sequestro, in base a un protocollo di intesa firmato con la Dda e la Dna, si avvarrà di consulenti segnalati dagli industriali anche per cercare di salvaguardare, per quanto possibile, i livelli occupazionali. I boss avevano messo in piedi un sistema che si avvaleva di complicità a diversi livelli. Due impiegati del Tribunale di Torre Annunziata (Gaetano Carotenuto e Silvestro Casciello), che avevano sottratto alcuni documenti dal fascicolo processuale del boss Giuseppe Gallo, sono stati arrestati. In manette, con l´accusa di favoreggiamento aggravato dall´aver agevolato la latitanza di Gallo, è finito anche il direttore sanitario dell´Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa Adolfo Ferraro. Dalle indagini sarebbe emerso il suo interessamento per il boss, anche in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche di conversazioni con la moglie di Gallo alla quale il professionista avrebbe rivelato un imminente rischio di arresto per il camorrista. Gallo a sua volta avrebbe beneficiato di certificazioni che attestavano seri problemi psichici, una circostanza che ne avrebbe scongiurato la detenzione in carcere e che gli consentiva di percepire persino una pensione di invalidità di 699 euro al mese. Un colpo importante messo a segno degli inquirenti è stato rappresentato, nei mesi scorsi, dalla scoperta nell´auto della moglie di Gallo di alcuni foglietti che costituiscono una sorta di libro mastro del clan. Negli appunti è trascritto il rendiconto dell´organizzazione, con l´indicazione dei quantitativi di droga spacciati e le somme da erogare a titolo di "stipendio" ai diversi esponenti del clan. Un ruolo, quello della contabilità, in cui risultano coinvolte soprattutto le donne delle cosche camorristiche. Nell´ambito dell´operazione è stato arrestato anche un funzionario di banca che riciclava il denaro dell´organizzazione: al funzionario venivano consegnate valigette con banconote da cinque e 10 euro, provento dello spaccio di droga al minuto, che lui cambiava con banconote di 100 e 500 euro.

Fonte: Metropolisweb

 
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