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Area torrese-stabiese, flop Contratto d’area: mancano 921 posti di lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da andrea   
martedì 27 aprile 2010

ImageMancano mille operai all’appello del Contratto d’Area, fermi davanti all’illusione di un posto di lavoro, annunciato quindici anni fa ma mai ottenuto. Il saldo tra le promesse e gli obiettivi raggiunti è in ‘rosso’ di quasi mille unità: lo afferma un report stilato ogni anno dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e inviato alla Prefettura di Napoli, alla Regione Campania e alla Tess. Il documento parla dello stato di attuazione dei progetti finanziati nell’ambito del Contratto d’Area. Il segno “meno” va per la maggiore. Degli oltre 1.700 posti di lavoro attesi tra Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e comuni limitrofi solo poco più di 800 sono stati realmente assegnati. In alcuni casi i propositi sono stati realizzati, ma nel giro di pochi anni, una volta esaurita la spinta dei finanziamenti pubblici, le aziende hanno deciso di chiudere i battenti o trasferire la produzione. E’ accaduto in più di un’occasione a Torre Annunziata, dove spiccano i casi di Metalfer, Ice e Metecno. La prima, fabbrica di carpenteria meccanica, dopo aver dato lavoro a 100 addetti è finita nel vortice del fallimento. Ottobre 2005, mannaia del Tribunale di Torre Annunziata e licenziamento dei lavoratori. Una ottantina oggi sono in mobilità e attendono una ricollocazione. Stessa sorte, il fallimento, per la Ice: erano previsti 53 dipendenti nella fabbrica di elettrodomestici. Quando si è abbassata la saracinesca ne erano meno di venti. Beffati e senza lavoro anche 55 operai della Metecno. La multinazionale, senza nemmeno raggiungere l’obiettivo di 70 occupati, ha chiuso l’attività a Torre Annunziata nell’estate del 2008 ed ha venduto l’intero stabilimento a Arcadia Yachts. Prezzo di acquisto dell’area: 600 milioni di lire. Prezzo di vendita: 10 milioni di euro. Per i sindacati - e non solo per loro - si tratta di speculazione: “La questione Metecno è stata un raggiro nei confronti dei lavoratori - spiega Matteo Vitagliano, responsabile territoriale della Cisl -. Le istituzioni e la Regione non li hanno tutelati abbastanza, nonostante abbiano affermato che avrebbero fatto di tutto per bloccare ogni speculazione. Inoltre, il responsabile unico del contratto d’area in pratica confermò di conoscere già i piani dell’imprenditore”.

Il flop totale include anche le mega strutture di Pompei 2000 (parco a tema con un potenziale inespresso di 126 dipendenti) e di Villa Romana (albergo di lusso che avrebbe dovuto dare lavoro a 200 addetti). Se i fondi di Villa Romana sono stati revocati da un pezzo, quelli di Pompei 2000 sono in bilico da anni e nei giorni scorsi sarebbero emersi ostacoli insormontabili per l’esecuzione dei lavori.

La realtà di Rovigliano vive di luci e ombre. C’è un polo nautico in difficoltà (Aprea non ha ancora raggiunto la quota di 200 operai previsti, così come Gagliotta e Air Naval, a causa della crisi internazionale). C’è un polo ferroviario in fase di ascesa: conta al momento solo 25 dipendenti sugli 80 previsti, ma i lavori di ristrutturazione dell’ex area Scac, a causa di problemi burocratici, sono appena ultimati. “Siamo imprenditori legati al territorio, ma i nostri sforzi devono essere sostenuti dal mercato - afferma il presidente di Assoimprese, Taddeo Vuolo -. Una parte delle strutture produttive è già attivata, l’altra parte a breve sarà a regime”.

Sul fronte stabiese preoccupa la situazione del Crowne Plaza, l’albergo che avrebbe dovuto dare lavoro a 83 unità, ma che sta procedendo ai licenziamenti. Diciotto i lavoratori in uscita, che hanno chiesto un incontro in Prefettura, che si terrà il prossimo 6 maggio. Solo un terzo delle previsioni è stato rispettato per quanto riguarda Marina di Stabia: il porto turistico, di cui sono state realizzate solo le opere a mare, avrebbe dovuto produrre 141 posti di lavoro. Oggi sono occupati circa in 50, visto che le opere a terra non sono ancora state realizzate.

 

Fonte: Metropolisweb

 
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