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Vittorio Paliotti L’ipotesi numero 1 è che un «lui» si sia innamorato di una laureanda in lettere la quale ha sudato molteplici camicie per preparare una tesi sugli usi e costumi della donna nell’antica Roma.
Viene il giorno della laurea e «lui», tipo generosissimo, decide di fare un regalo a «lei». Senza esitare un istante, «lui» si reca nel Borgo degli Orefici, cioè in quel dedalo di stradette che congiungono il Rettifilo alla via Marina, e trova subito un oggetto degno di essere apprezzato, anche da un punto di vista culturale, dalla neodottoressa. Il Consorzio dell’Antico Borgo degli Orefici, infatti, in collaborazione con la soprintendenza archeologica di Napoli, ha realizzato la riproduzione di monili di fattura campana ma in gran moda, appunto, nell’antica Roma nonché a Pompei, e i cui originali sono conservati nel museo archeologico nazionale. Consistono in copie fedeli di antichi anelli, collane, bracciali, orecchini. Motivo costante di questi gioielli è un serpente; altri pezzi, come ad esempio un sigillo a forma di scarabeo, sono modellati su quelli del VII e del VI secolo avanti Cristo. L’ipotesi numero 2 è che un secondo «lui», egualmente cotto come l’altro ma molto più sparagnone, dica alla sua bella, che festeggia un anniversario: «Ti piacciono i coralli?». Risposta: «Moltissimo, e più ancora mi piacciono i cammei». E «lui», furbo: «Allora vieni con me. Ti porto a visitare il museo del corallo. Ti riempirai gli occhi». Il museo Ascione del corallo, con sede in piazzetta Matilde Serao, esibisce infatti, sotto blindatissime vetrinette, numerosi esemplari di splendidi pezzi, in stile Impero o del periodo napoleonico, e spesso legati a grandi eventi della storia di Napoli. Pezzo forte, è la maestosa parure in corallo regalata a Farah Diba da re Faruk d’Egitto. Una volta ammirato con la sua bella il museo Ascione, il nostro secondo «lui» può ben gloriarsi di essersela cavata a costo zero. A meno che non si passi la mano per la coscienza e, smentendo Molière, si precipiti a Torre del Greco, dove gli Ascione hanno i loro laboratori. A questo punto devo chiarire che condizione ineludibile tanto della prima quanto della seconda ipotesi è che i rispettivi protagonisti (ammaestrato l’uno da una cicala, l’altro da una formica) abbiano letto, facendone tesoro, il libro di Gelsomina Riccio dal titolo Eccellentissima (Massa, pagg. 230, euro 26): è in esso che sono citati, insieme a mille altre curiosità, sia il Borgo Orefici che il museo Ascione. Dotato anche di traduzioni in inglese questo libro, peraltro riccamente illustrato, si avvale di un sottotitolo che è quanto mai esplicativo: «Guida all’artigianato e alle produzioni d’eccellenza a Napoli e dintorni». Costruito a base di schede (tutt’altro che aride, però) il libro si candida ad affettuosa rassegna di una Napoli vista in positivo, cioè laboriosa, creativa e fedele a certe tradizioni. Una Napoli decorata da medaglie senza apparenti risvolti. In termini programmatici, il libro della Riccio si suddivide in quattro parti. La prima riguarda «le cose preziose», cioè l’oreficeria, il corallo e i cammei, la porcellana, la liuteria e la tarsia lignea; la seconda «lo stile» cioè la seta, l’alta sartoria e la pelletteria; la terza è dedicata a «la festa» e riguarda il presepe, la cartapesta e i fuochi d’artificio; l’ultima lascia il campo a «i sapori» ed è a sua volta ripartita nel salato, nel dolce e nel bere. In pratica, tuttavia, ciascuna delle quattro parti si fraziona in mille rivoli, sicché ci si imbatte in chiese, castelli, musei, giardini, monumenti, teatri, conservatori e tutto quanto riguarda Napoli. La materia trattata è talmente abbondante che può venir voglia di gridare, come si fa nel circo equestre quando il trapezista esegue un esercizio particolarmente pericoloso: «Basta! Basta!». Oppure, al contrario, può venir voglia di fare il pignolo: «Scusi, signora Gelsomina, perché ha trascurato questa o quella pizzeria?» La risposta sta alla pag. 174: «La pizza a Napoli è in ogni luogo... C’è sempre una pizza incantatrice, pronta a tentarvi come una sirena. Scegliete il richiamo che più vi attira». Il lettore è servito.
Fonte: Il Mattino |